Dimissioni Volontarie: Come Fare, Rischi, Conseguenze e Consigli

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Indice del contenuto

Le dimissioni volontarie sono l’atto con cui un lavoratore decide, di propria iniziativa, di interrompere il rapporto di lavoro con il datore. A differenza del licenziamento, che è una decisione aziendale, qui la scelta parte esclusivamente dal dipendente.

Si tratta di una procedura regolata dalla legge italiana e, dal 2016, non può più essere effettuata in forma libera o verbale, ma deve seguire un iter preciso, obbligatoriamente telematico, per evitare abusi, pressioni o dimissioni “in bianco”.

Le dimissioni volontarie possono riguardare:

  • lavoratori a tempo indeterminato
  • lavoratori a tempo determinato
  • part-time
  • apprendisti
  • lavoratori full-time
    (con alcune differenze importanti che vedremo nei paragrafi successivi)

Dimissioni volontarie: come fare passo dopo passo

Molto spesso capita che dopo anni di lavoro per un’azienda si perda lo spirito che si aveva quando si è iniziato, quindi per un motivo o per un altro si vogliono dare le dimissioni volontarie. Come fare lo vediamo subito a seguire.

Procedura ufficiale obbligatoria

Oggi le dimissioni volontarie si presentano solo online, tramite il portale del Ministero del Lavoro. Non sono più valide:

  • lettere cartacee
  • email
  • messaggi WhatsApp
  • comunicazioni verbali

I passaggi principali sono:

  1. Accesso al portale del Ministero del Lavoro
  2. Autenticazione con SPID, CIE o CNS
  3. Compilazione del modulo di dimissioni volontarie
  4. Inserimento dei dati del datore di lavoro
  5. Indicazione della data di decorrenza
  6. Invio telematico della comunicazione

Una volta inviate, le dimissioni vengono automaticamente comunicate all’azienda e all’INPS.


Dimissioni volontarie online: cosa sapere davvero

Le dimissioni volontarie online sono obbligatorie per quasi tutti i lavoratori dipendenti. L’obiettivo della normativa è evitare:

  • dimissioni forzate
  • pressioni aziendali
  • firme in bianco

Chi è obbligato alla procedura online

  • Lavoratori dipendenti del settore privato
  • Apprendisti
  • Part-time e full-time

Chi è escluso

  • Lavoratori domestici (colf, badanti)
  • Tirocinanti
  • Rapporti di lavoro marittimo
  • Dipendenti pubblici (regole diverse)

Chi non riesce a procedere autonomamente può farsi assistere da:

  • CAF
  • Patronati
  • Sindacati
  • Consulenti del lavoro

Data decorrenza dimissioni volontarie: cos’è e come si calcola

La data di decorrenza delle dimissioni volontarie è uno degli elementi più delicati dell’intera procedura. Indica il giorno a partire dal quale il rapporto di lavoro cessa ufficialmente.

Attenzione: non è la data di invio

Molti commettono un errore comune: pensano che la data di invio delle dimissioni coincida con l’ultimo giorno di lavoro. In realtà:

  • la decorrenza deve rispettare il periodo di preavviso
  • il preavviso dipende dal CCNL applicato
  • la data va inserita con precisione

Un errore sulla data può causare:

  • trattenute in busta paga
  • perdita di TFR parziale
  • contenziosi con il datore

Preavviso nelle dimissioni volontarie: regole generali

Il preavviso è il periodo che intercorre tra la comunicazione delle dimissioni e la loro effettiva decorrenza.

La durata varia in base a:

  • contratto collettivo
  • livello di inquadramento
  • anzianità di servizio

Cosa succede se non rispetti il preavviso

  • Il datore può trattenere un importo equivalente in busta paga
  • In alcuni casi viene scalato direttamente dal TFR

Contratto a tempo indeterminato: dimissioni volontarie

Nel caso di contratto a tempo indeterminato, le dimissioni volontarie sono sempre possibili, senza obbligo di motivazione.

Cosa sapere

  • Non serve giustificare la scelta
  • È obbligatorio il preavviso (salvo accordi)
  • Si mantiene il diritto al TFR maturato
  • Non si ha diritto alla NASpI (salvo dimissioni per giusta causa)

Questo è il caso più comune e anche quello per cui la procedura online è stata pensata principalmente.


Contratto a tempo determinato: dimissioni volontarie

Le dimissioni volontarie con contratto a tempo determinato sono più complesse e spesso sottovalutate.

Regola generale

Il lavoratore non può dimettersi liberamente prima della scadenza naturale del contratto, salvo giusta causa.

Cosa rischi se ti dimetti senza giusta causa

  • Richiesta di risarcimento danni
  • Perdita di TFR (in alcuni casi)
  • Contestazioni formali da parte dell’azienda

Quando sono ammesse

  • Mancato pagamento dello stipendio
  • Gravi violazioni contrattuali
  • Condizioni di lavoro pericolose
  • Mobbing documentato

Dimissioni volontarie e giusta causa: quando non perdi diritti

Le dimissioni per giusta causa rappresentano un’eccezione importante. In questi casi:

  • non è richiesto il preavviso
  • il lavoratore ha diritto alla NASpI
  • il TFR viene pagato regolarmente

Esempi di giusta causa riconosciuta:

  • stipendi non pagati
  • molestie
  • demansionamento grave
  • trasferimenti illegittimi

Malattia durante il preavviso di dimissioni volontarie

Una keyword molto cercata è “malattia durante preavviso dimissioni volontarie”, perché genera parecchia confusione.

Cosa succede davvero?

Dipende dal contratto collettivo:

  • In molti CCNL la malattia sospende il preavviso
  • In altri il preavviso continua a decorrere

È fondamentale verificare il CCNL applicato. In ogni caso:

  • la malattia deve essere regolarmente certificata
  • non può essere usata per “saltare” il preavviso senza conseguenze

TFR e dimissioni volontarie: cosa ti spetta davvero

Il TFR nelle dimissioni volontarie è un diritto del lavoratore e non può essere negato, salvo casi particolari.

Cosa viene pagato

  • TFR maturato fino all’ultimo giorno di lavoro
  • Ratei di tredicesima e quattordicesima (se previsti)
  • Ferie non godute

Tempi di pagamento

  • Di norma entro 45–90 giorni
  • Dipende da contratto e prassi aziendale

Il TFR non si perde per il semplice fatto di dimettersi volontariamente.


Dimissioni volontarie e NASpI: facciamo chiarezza

In linea generale:

  • chi si dimette volontariamente non ha diritto alla NASpI
  • eccezione: dimissioni per giusta causa

Molti lavoratori si dimettono pensando di accedere comunque alla disoccupazione, ma non è così.

A tal proposito leggi anche: Dimissioni con Giusta Causa | Quando un Corriere può Licenziarsi


Revoca delle dimissioni volontarie: è possibile?

Sì, ma solo entro limiti precisi.

Regola principale

Le dimissioni possono essere revocate entro 7 giorni dall’invio telematico.

Dopo questo termine:

  • serve l’accordo del datore
  • non è più un diritto automatico

Errori comuni da evitare nelle dimissioni volontarie

  1. Sbagliare la data di decorrenza
  2. Non rispettare il preavviso
  3. Dimettersi da un tempo determinato senza giusta causa
  4. Pensare di avere diritto automatico alla NASpI
  5. Non conservare ricevute e protocolli

Dimissioni volontarie: cosa fare prima di inviarle

Prima di procedere, è sempre consigliabile:

  • controllare il CCNL
  • verificare il preavviso
  • calcolare TFR e competenze
  • valutare alternative (ferie, accordi, risoluzione consensuale)

Modulo dimissioni volontarie PDF

Di seguito potete scaricare gratuitamente un modulo per le dimissioni volontarie in formato PDF:


Dimissioni volontarie e ferie residue: cosa succede agli ultimi giorni di lavoro

Un aspetto spesso sottovalutato quando si parla di dimissioni volontarie riguarda la gestione delle ferie residue e dei permessi non goduti. Molti lavoratori pensano di poter “usarli automaticamente” durante il preavviso, ma la realtà è più articolata.

Ferie durante il preavviso: sono un diritto automatico?

No. In linea generale:

  • le ferie non possono essere imposte unilateralmente dal lavoratore
  • devono essere autorizzate dal datore di lavoro
  • il preavviso nasce per garantire la presenza del dipendente fino alla cessazione

Questo significa che il datore di lavoro può negare la richiesta di ferie durante il periodo di preavviso, soprattutto se la presenza del lavoratore è necessaria per garantire continuità operativa, passaggi di consegne o formazione di un sostituto.

Ferie non godute: vengono perse?

Assolutamente no. In caso di dimissioni volontarie:

  • le ferie maturate e non godute devono essere pagate
  • il pagamento avviene con l’ultima busta paga o nel saldo finale
  • rientrano a tutti gli effetti nelle competenze di fine rapporto

Lo stesso vale per:

  • permessi ROL
  • ex festività
  • permessi contrattuali previsti dal CCNL

Usare le ferie per “coprire” il preavviso

In alcuni casi, lavoratore e azienda possono accordarsi affinché:

  • parte del preavviso venga coperta da ferie residue
  • l’ultimo giorno lavorato effettivo sia anticipato

Attenzione però: serve sempre un accordo esplicito. Se il lavoratore smette di presentarsi senza autorizzazione:

  • il preavviso si considera non rispettato
  • l’azienda può applicare trattenute economiche
  • il rischio di contenzioso è reale

Esempio comune

Un errore frequente è questo:

“Mi dimetto oggi, ho 15 giorni di ferie, quindi non torno più.”

Dal punto di vista legale, questa scelta può portare a:

  • indennità di mancato preavviso
  • trattenuta sul TFR
  • segnalazioni disciplinari interne

Per questo motivo, prima di presentare le dimissioni volontarie è sempre consigliabile:

  • verificare quante ferie sono effettivamente maturate
  • parlare con l’azienda o l’ufficio HR

Potrebbe interessarti anche: Ferie e Permessi per Corrieri | Quanti Giorni Spettano Davvero?

Dimissioni volontarie e cambio lavoro immediato: cosa è consentito e cosa no

Una delle domande più frequenti dopo aver presentato le dimissioni volontarie è se sia possibile iniziare subito un nuovo lavoro, magari ancora prima della fine del preavviso. La risposta non è sempre scontata e dipende da diversi fattori contrattuali e giuridici.

È legale lavorare per un’altra azienda durante il preavviso?

In linea generale, no. Durante il periodo di preavviso:

  • il rapporto di lavoro è ancora attivo
  • il lavoratore è tenuto a rispettare gli obblighi contrattuali
  • vige il dovere di fedeltà e correttezza verso il datore di lavoro

Iniziare un nuovo lavoro senza aver formalmente concluso il precedente può esporre il lavoratore a:

  • contestazioni disciplinari
  • richiesta di risarcimento danni
  • perdita di parte delle competenze finali

Clausole di esclusiva e non concorrenza

Molti contratti prevedono:

  • clausole di esclusiva
  • divieti di svolgere attività concorrenti
  • obbligo di autorizzazione per altri impieghi

Se il nuovo lavoro:

  • è nello stesso settore
  • riguarda gli stessi clienti
  • sfrutta informazioni aziendali riservate

il rischio legale aumenta sensibilmente.

Quando è possibile anticipare l’inizio del nuovo lavoro

Esistono però alcune situazioni lecite:

  • accordo scritto con il datore per ridurre o azzerare il preavviso
  • utilizzo di ferie formalmente autorizzate
  • dimissioni per giusta causa (preavviso non richiesto)

In questi casi, il lavoratore può iniziare il nuovo impiego senza violare il contratto precedente.

Dimissioni volontarie e nuovo lavoro nello stesso settore

Se il nuovo impiego è presso:

  • un concorrente diretto
  • un’azienda con lo stesso mercato
  • una realtà che opera nella stessa zona

è fondamentale verificare se esiste una clausola di non concorrenza post-contrattuale. In presenza di tale clausola:

  • deve essere previsto un compenso economico
  • il divieto deve essere limitato nel tempo e nello spazio
  • in caso contrario, può essere contestata

Caso tipico nel settore corrieri e logistica

Nel mondo delle consegne capita spesso che un lavoratore:

  • si dimetta da un subappalto
  • venga assunto quasi subito da un’altra azienda della stessa filiera

In questi casi è fondamentale:

  • rispettare il preavviso
  • evitare sovrapposizioni lavorative
  • formalizzare per iscritto eventuali accordi di uscita anticipata

Ignorare questi aspetti può trasformare un cambio lavoro vantaggioso in un problema legale.

Dimissioni volontarie e stress lavoro-correlato: quando lasciare è l’unica tutela possibile

Negli ultimi anni sempre più lavoratori cercano informazioni su dimissioni volontarie legate a stress, pressione e carichi di lavoro eccessivi. Anche se lo stress non è sempre riconosciuto automaticamente come giusta causa, esistono situazioni in cui dimettersi diventa una scelta di tutela della salute.

Stress e dimissioni volontarie: cosa dice la legge

Lo stress lavoro-correlato è riconosciuto come rischio professionale, ma non ogni situazione di stress consente di dimettersi senza conseguenze. Perché lo stress possa giustificare dimissioni tutelate, devono emergere:

  • condizioni di lavoro oggettivamente insostenibili
  • carichi eccessivi e continuativi
  • mancanza di pause o recupero
  • pressioni costanti o comportamenti vessatori

Quando lo stress può diventare giusta causa

Lo stress può rientrare nella giusta causa se supportato da elementi concreti come:

  • certificazioni mediche
  • segnalazioni formali al datore di lavoro
  • relazioni del medico competente
  • precedenti richieste di miglioramento ignorate

In questi casi, le dimissioni volontarie:

  • non richiedono preavviso
  • permettono l’accesso alla NASpI
  • non comportano penalizzazioni sul TFR

Attenzione alle dimissioni “impulsive”

Un errore frequente è dimettersi:

  • dopo un litigio
  • in un momento di forte stress emotivo
  • senza aver raccolto prove o documentazione

In assenza di elementi oggettivi, le dimissioni vengono considerate ordinarie, con tutte le conseguenze previste (preavviso, niente NASpI).

Settori ad alto rischio stress: il caso della logistica

Nel settore corrieri e consegne, lo stress è spesso legato a:

  • ritmi serrati
  • carichi fisici elevati
  • pressioni sui tempi di consegna
  • responsabilità crescenti senza adeguato supporto

Prima di arrivare alle dimissioni volontarie è consigliabile:

  • segnalare formalmente il problema
  • rivolgersi al medico competente
  • valutare soluzioni intermedie (ferie, cambio mansione, riduzione orario)

Dimettersi può essere necessario, ma farlo in modo strutturato protegge i tuoi diritti.

Conclusione: le dimissioni volontarie vanno fatte con consapevolezza

Le dimissioni volontarie non sono un semplice atto formale, ma una decisione che può avere conseguenze economiche, previdenziali e contrattuali importanti.

Conoscere la procedura, i diritti e i rischi ti permette di:

  • evitare errori costosi
  • tutelare il TFR
  • non perdere opportunità future
  • gestire correttamente il passaggio lavorativo

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Mondo Corrieri, La Redazione

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