Carenza di Corrieri: in Italia Mancano Oltre 20.000 Driver

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Il settore delle consegne espresse (CEP — Courier, Express & Parcel) è ormai il cuore pulsante dell’e-commerce e della logistica urbana: sempre più pacchi, consegne più veloci, più reti capillari. Ma dietro a questo boom si nasconde un problema strutturale che rischia di erodere la qualità del servizio e la sostenibilità economica delle aziende: la carenza di personale (in particolare autisti e fattorini) e un turnover molto elevato dovuto a un lavoro fisicamente e psicologicamente molto esigente. In questo articolo esaminiamo i numeri, le cause, l’impatto pratico sulla filiera delle consegne e le azioni che aziende e istituzioni stanno mettendo in campo (o potrebbero mettere in campo) per tamponare la crisi.


Quanto è grave il problema? I numeri essenziali

  • Italia: secondo Confetra, il settore della logistica, trasporto e spedizione merci impiega oltre 1 milione di persone; tuttavia “si registra una cronica carenza di personale, in particolare di autisti: in Italia ne mancano circa 35.000” (stime Unioncamere/Confetra). La difficoltà è concentrata in poche regioni (Lombardia, Campania, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio).
  • Europa e mondo: a livello europeo ricerche specializzate stimano centinaia di migliaia di posizioni scoperte: ad esempio nel 2023 risultavano non coperte circa 233.000 posizioni di autista in Europa, e si prevede che oltre 470.000 autisti andranno in pensione nei prossimi cinque anni se non si interviene. A livello globale, l’IRU ha stimato 3,6 milioni di posizioni di autisti non coperte in 36 paesi nel 2024. Questi numeri dipingono una crisi demografica e strutturale, non solo ciclica.
  • Turnover operativo (esempi): indagini sul mercato del lavoro in paesi vicini e report settoriali mostrano tassi di ricambio significativi nelle funzioni operative della logistica: ad esempio, un sondaggio sul mercato UK segnalava tassi di turnover semestrale intorno al 9–10% per i van driver e i magazzinieri (dato utile come benchmark europeo per ruoli analoghi).

Questi dati spiegano perché molte aziende faticano a mantenere stabilità operativa: non è solo una questione di mancati ingressi, ma anche di uscite continue e rapido ricambio.


Perché mancano i corrieri? Cause principali

  1. Ricambio generazionale scarso e invecchiamento della forza lavoro. L’età media degli autisti è alta e la percentuale di under-25 è molto bassa: in alcuni studi l’Italia presenta fra le quote più basse di giovani conducenti. Questo crea un “buco” non facilmente tappabile con i flussi attuali.
  2. Condizioni di lavoro faticose e stress prolungato. Ritmi serrati, obiettivi di consegne al giorno molto alti (in alcune realtà si lamentano centinaia di consegne o 120+ consegne al giorno per singolo driver), turni lunghi, problemi di parcheggio e consegna nei centri urbani, gestione dei resi e interazioni dirette con clienti insoddisfatti: tutto ciò alimenta insoddisfazione e abbandono. Recensioni aziendali e reportage segnalano ripetutamente queste criticità.
  3. Remunerazione e inquadramento contrattuale percepiti come insufficienti. Anche se gli stipendi possono variare e in alcuni casi risultano competitivi, il mix retribuzione-stress-orari spesso rende la professione meno attraente rispetto ad alternative meno onerose fisicamente o più “stabili”. L’effetto combinato è un’alta propensione a cambiare lavoro o cercare soluzioni freelance/part-time alternative.
  4. Fenomeni esterni (covid, inflazione, crisi demografiche, flussi migratori regolati). La pandemia e poi la crisi economica hanno ridotto la disponibilità di manodopera e le dinamiche migratorie (quando non snellite) impediscono di colmare velocemente i vuoti. Confetra chiede anche semplificazioni nelle procedure di ingresso dei lavoratori stranieri per attenuare la carenza.
  5. Le donne vengono escluse dai processi di selezione in alcune grandi realtà aziendali in subappalto, anche se le cose stanno cambiando da nord a sud. Infatti sia il governo che i grandi marchi di corrieri espressi spingono per una maggiore inclusione.

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Turnover: quanto incide e perché è diverso dall’ordinaria rotazione

Il turnover in logistica non è solo “gente che cambia lavoro”: è spesso turnover patologico, cioè persone che se ne vanno perché il lavoro è insostenibile (stanchezza fisica, stress, mancati riconoscimenti). Questo tipo di ricambio costa molto: oltre al tempo per riformare e integrare nuove risorse, aumenta errori operativi, consegne perse e incidenti. Studi e benchmark (anche fuori Italia) mostrano tassi attorno al 9–11% per ruoli operativi in periodo recente. Non sono cifre astronomiche ma diventano critiche quando combinate con buchi strutturali di disponibilità (cioè, se ogni mese esci e non entri abbastanza persone, il problema cresce).

Alcuni elementi che rendono il turnover nella logistica particolarmente dannoso:

  • Formazione on-the-job intensiva: un nuovo fattorino richiede tempo per conoscere aree, procedure e clienti.
  • Effetto leva sulle performance: meno personale porta a più carichi per chi resta => più stress => più abbandoni (ciclo vizioso).
  • Costi diretti/indiretti: ricerca e selezione, formazione, riduzione della qualità del servizio, premi straordinari per tenere aperte le linee.

L’impatto sulla qualità del servizio e sui costi

Quando mancano corrieri o il turnover è alto, le conseguenze sono concrete:

  • Aumento dei ritardi e delle consegne non effettuate;
  • Maggiore ricorso a straordinari e a somministrazione (agenzie interinali), con costi più alti;
  • Possibile aumento delle tariffe per il cliente finale (o riduzione dei margini aziendali);
  • Pressione su sicurezza e infortunistica (maggiore rischio se si guida stanchi o frettolosamente).

Report di mercato segnalano che problemi di personale e costi operativi sono tra i fattori che comprimono la redditività del settore e spingono ad accelerare l’automazione e l’ottimizzazione dei percorsi.


Cosa si sta facendo (e cosa si può fare) per arginare il problema

Misure adottate o in sperimentazione

  • Incentivi alla formazione e bonus patente: iniziative regionali/aziendali per abbattere i costi di formazione e favorire i giovani (es. bonus per ottenere patenti professionali). Queste misure aiutano ma raramente bastano da sole.
  • Semplificazione dei flussi migratori per lavoratori stranieri qualificati: proposte e richieste (anche da Confetra) per snellire procedure di ingresso e riconoscimento titoli.
  • Automazione e ottimizzazione: investimenti in sortation automatizzati, route optimization (software) e, a lungo termine, tecnologie di supporto (veicoli elettrici, cargo bike per l’ultimo miglio, soluzioni autonome). Queste soluzioni riducono il bisogno di ogni singolo operatore, ma non eliminano la necessità di personale qualificato.

Azioni raccomandate (pratiche e concrete)

  1. Migliorare condizioni contrattuali e welfare (orari ragionevoli, premi di risultato sostenibili, buoni pasto, assistenza sanitaria aggiuntiva) per aumentare la retention.
  2. Re-ingegnerizzare i carichi di lavoro (limiti giornalieri di consegne, pause obbligatorie organizzate, mirare alla sostenibilità del ritmo).
  3. Rendere il mestiere più attrattivo ai giovani (percorsi scolastici/ITS che includano percorsi logistici, stage, campagne di employer branding).
  4. Semplificare la formazione professionale e supportare economicamente l’ottenimento della patente per chi vuole entrare nel settore.
  5. Combinare automazione e diverse figure professionali: usare tecnologia per ridurre fatica e monotonia, ma investire in figure di supervisione e customer care per mantenere la qualità del servizio.
    Molte delle proposte sopra sono anche suggerite o sostenute dalle associazioni di settore come Confetra.

Casi reali e voci dal campo (perché i numeri hanno un volto)

Recensioni di chi lavora nel settore e reportage giornalistici convergono su alcune immagini ricorrenti: ritmi serrati, pressioni per rispettare target di consegna giornalieri (in alcuni casi si parla di 120–140 consegne/giorno), turni che spesso non rispettano una normale separazione vita-lavoro. Queste testimonianze spiegano perché, anche quando lo stipendio è adeguato, molti preferiscono cambiare. Scioperi e proteste sindacali degli ultimi anni evidenziano che la questione non è solo numerica ma anche sociale.

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Conclusione: è un problema risolvibile (ma servono scelte coordinate)

La carenza di personale nei corrieri espressi è una questione strutturale: demografia sfavorevole, condizioni di lavoro impegnative e una domanda di consegne che resta sostenuta. I numeri (35.000 posti scoperti in Italia; centinaia di migliaia in Europa; milioni a livello globale) dicono che servono politiche su più livelli: aziende che migliorino condizioni e processi, politiche pubbliche che snelliscano formazione e ingressi regolari, e investimenti in automazione intelligente che riduca il carico fisico senza eliminare posti di lavoro qualificati.

Per MondoCorrieri.it e per i lettori che lavorano nel settore, è importante continuare a monitorare: pubblicare storie dal campo, confrontare contratti, promuovere buone pratiche aziendali e segnalare iniziative di formazione e incentivi locali. Solo con dati aggiornati e buone pratiche coordinate la filiera potrà riallineare domanda e offerta in modo sostenibile.

Mondo Corrieri, La Redazione

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